Per la prima volta, preso da un accesso di broncopomonite, nella noia della degenza domestica, mi sono cimentato in un haiku in lingua giapponese. E’ la prima volta che faccio una cosa del genere e mi chiedo se sia scritto bene o meno, data la complessità della grammatica giapponese.
Di fatto, i veri imprecisi dovremmo essere noi, che traduciamo le sillabe dell’haiku in piedi metrici. Una sorta di ode barbara di carducciana memoria. E davvero barbari dovranno sembrare ai puristi zen dell’haiku. Non meno barbari di un italiano che scrive un haiku in giapponese.
雲に込んで
空は気になった
果てしない
Kumonikonde
Sorawakininatta
hateshinai
Affollato (konde) da nuvole (kumo-ni, anche se grammaticalmente NI vorrebbe un passivo, nel caso)
il cielo è preoccupato.
E’ infinto. (aggettivo, posto isolato senza DESU, – è – il vero di riferimento, che lo rende complicato da legare al resto della frase, pensato alla struttura tradizionale dell’haiku zen, che pone il terzo verso come soluzione finale tra finito e infinito).
Non saprei davvero dire se si può comporre in questa maniera. Se qualcuno può partecipare alla discussione, sarebbe carino. Ad Maiora!